Per le attività di rilancio del brand Sanbittèr nel canale bar, Sanpellegrino ha scelto Qubic Communications come agenzia creativa e di design. Tale progetto di collaborazione vede Qubic impegnata nello sviluppo di una meccanica di comunicazione articolata su più anni e volta a veicolare il marchio Sanbittèr, in maniera indiretta, come portavoce della cultura dell’aperitivo italiano di qualità.
La prima importante tappa di questo percorso è stata segnata dall’evento di presentazione della “Guida Bar d’Italia 2009 di Gambero Rosso”, tenutosi a Roma lo scorso 2 ottobre, e in particolare dal conferimento del premio “Aperitivo dell’anno” nato dalla collaborazione tra Sanbittèr e Gambero Rosso. Per quell’occasione, il designer Marco Errani di Qubic ha disegnato e realizzato i materiali below the line a marchio Sanbittèr, ma soprattutto il premio stesso: un oggetto d’arredo elegante e raffinato pensato per il bar, in cui la nota bottiglietta di Sanbittèr “rosso frizzante” è sospesa all’interno di una boule trasparente. La linearità e la pulizia formale dell’oggetto – sul cui supporto sono indicati la finalità del premio e il vincitore dell’edizione 2008 - concedono la massima centralità al brand e al prodotto Sanbittèr.
Accanto a questo oggetto, Qubic ha disegnato altri materiali POP di alto livello a marchio Sanbittèr, che saranno destinati all’arredo di alcuni bar Premium recensiti nella guida di Gambero Rosso. Tra questi, la lampada da tavolo che vediamo rappresentata, accanto al premio, nell’immagine allegata.
Qubic sta inoltre individuando e personalizzando, in modo fresco e allo stesso tempo elegante, una libreria di materiali destinati ai bar Basic, basando tale progetto sul principio di “aperitivo di qualità”, che nei diversi contesti applicativi crei quelle condizioni di riconoscibilità necessarie al consumatore per interpretare la presenza di Sanbittèr in qualsiasi location.
Coltivare la passione, ideare un’emozione è l’headline della campagna firmata da Qubic Communications che segna il debutto del nuovo marchio PlantaRegina del Centro Servizi per il Florovivaismo. Declinata su stampa specializzata e on air a partire da luglio, la campagna ha l’obiettivo di informare e sensibilizzare gli utilizzatori di alberature – tecnici di pubblici giardini, paesaggisti, progettisti del verde, ma anche privati cittadini, Enti e associazioni di categoria – sul valore distintivo associato al marchio Planta Regina: quello di un prodotto di eccellenza a livello nazionale ed Europeo. Sono tanti infatti i requisiti perché una pianta possa fregiarsi di questo marchio; primo fra tutti che superi diversi esami volti ad accertarne il vigore vegetativo, la giusta conformazione e la certezza di attecchimento, secondo un preciso disciplinare che ne certifica la qualità. E’ necessario altresì che la pianta sia prodotta nei vivai del comprensorio cannetese, tra la provincia di Mantova e parte di quella cremonese, dove si concentrano i principali produttori nazionali di alberature a foglia caduca.
Di sicuro impatto l’immagine scelta e sviluppata per la campagna dall’art director Marco Errani. Essa vuole rappresentare, da un lato, la passione e la cura profuse per dar vita a piante regali e, dall’altro, la capacità progettuale che di esse si serve per rendere lussureggianti piazze e viali urbani, giardini pubblici e privati.
La collaborazione tra Qubic Communications e il Centro Servizi del Florovivaismo per la promozione di Planta Regina, programmata a livello sia nazionale sia europeo, è iniziata lo scorso anno e si estenderà fino al 2009.
Oltre 2.700. E’ il numero dei poster pervenuti alla seconda edizione del concorso internazionale Good 50×70, nato per evidenziare l’importanza della comunicazione sociale. L’iniziativa, a cura di Pasquale Volpe con la collaborazione di Tommaso Minnetti, è realizzata sotto l’Alto Patrocinio dell’Unesco, con l’appoggio delle sette Associazioni Benefiche che condividono l’intento del progetto di gettare una nuova luce sulle problematiche che affliggono il mondo contemporaneo e si avvale dell’endorsment di Agi, Icograda, Beda, Adi e Aiap. Good 50×70 ha richiamato creativi di tutto il mondo a confrontarsi, attraverso l’ideazione di poster, su sette problematiche di interesse globale identificate dall’ONU: mortalità infantile, violazione dei diritti umani, vittime della guerra, malattie trasmesse sessulmente, carenza d’acqua, caccia, surriscaldamento terrestre.
Con il poster No more words, Paolo Artoni ed Ezio Burani - direttori creativi rispettivamente di Qubic Italia e Qubic Communications USA Corp – hanno scelto di affrontare la categoria tematica Water Scarsity.
Una giuria composta da designer di fama mondiale -Timo Berry (Finlandia), Bulent Erkmen (Turchia), Cao Fang (Cina) Yossi Lemel (Israele), Alain Le Quernec (Francia), Chaz Maviyane-Davies (Zimbabwe), Armando Milani (Italia), Woody Pirtle (USA), Gunter Rambow (Germania), Liza Ramalho (Portogallo), Dan Reisinger
(ex Yugoslavia), Leonardo Sonnoli (Italia), Massimo Vignelli (USA) e Lourdes Zolezzi (Messico)– ha valutato gli oltre 2.700 poster pervenuti al concorso, selezionandone duecentodieci (30 per ciascuna categoria), tra cui e No more words di Qubic USA.
Dal 10 al 22 giugno 2008 la Triennale di Milano ospiterà Good 50×70, la mostra dedicata alle opere vincitrici dell’omonimo concorso internazionale, realizzate da progettisti (graphic designer, art director, copywriter, etc.) provenienti da ogni Paese del mondo.
Qubic Communications: contro il torpore del marketing italiano.
Il 2008 è stato per Qubic Communications un anno di crescita e soprattutto di espansione verso i campi di battaglia più vivaci. Prima tappa di questo percorso, l’apertura di una nostra sede a New York (www. qubicnewyork.com), per soddisfare l’esigenza ormai forte di respirare aria di qualità e innovazione.
Una grande svolta, questa, che dal connubio tra creatività italiana e avanguardie internazionali, vedrà nascere e svilupparsi elementi importanti di competitività e supremazia. I primi risultati già sono arrivati….
Leggi l’articolo completo: “Addio 2008_Qubic”_PubblicitaItalia
Il Consorzio ha individuato la rosa di agenzie alle quali verrà dato il brief di gara dopo una perlustrazione tra 13 società; possibile anche una revisione dell’incarico media.
Apre Qubic New York, esempio di contaminazione tra il design made in Italy e le tendenze degli States.
“Bellissimo colpo d’occhio, che si estendeva ad ogni quartiere della città. Fino all’apoteosi della serata, con Benny Benassi a rievocare le favolose atmosfere dello Studio 54 dell’epoca d’oro di New York City attraverso la consolle. Menzione d’onore per Allan Tannenbaum per le Visuals Arts.”
Sotto la direzione artistica di Qubic New York si è tenuto un evento, nell’antica cornice di piazza San Prospero, che ha visto protagonisti Benny Benassi, Dj di fama internazionale, e Allan Tannenbaum, famoso fotografo newyorkese. I due artisti hanno unito suoni ed immagini mescolandosi in una spettacolare performance live. La collaborazione tra il Dj di fama internazionale Benny Benassi ed il fotografo newyorkese Allan Tannenbaum nasce da una profonda stima reciproca e dall’idea di combinare le differenti esperienze artistiche e professionali. Un incontro naturale e spontaneo nel quale i suoni e i ritmi travolgenti ed attuali di Benny Benassi si fondono con le immagini, i corpi e le mode dell’ eccentrica New York di fine anni ‘70 immortalata negli scatti di Allan Tannenbaum. Un immaginario ponte che attraversa trent’anni di nightclubbing evidenzia diversità e similitudini della nightlife. Lo sguardo e lo stile di Allan Tannenbaum che tornano ad occuparsi della notte e l’energia esplosiva di Benny Benassi che gioca con le immagini di un decennio irripetibile nella storia del costume del secolo scorso.
Gli States sono da sempre nell’immaginario e nell’esperienza formativa, professionale e didattica dei designer italiani una meta ambita e capace di lasciare un’impronta unica e indelebile sulla metodologia progettuale e sui linguaggi dei progettisti.
Un designer italiano a New York: mi ricorda l’avventura di Vignelli che si è tradotta in un grandissimo successo. Cosa è cambiato rispetto a quegli anni? Cosa è rimasto uguale? Magari! mi “accontenterei” del 50% di quello che ha fatto Massimo Vignelli! Come prima esperienza qui è che crisi o non crisi i committenti dimostrano voglia di fare e guardare ai cambiamenti che il nostro mestiere può consigliare, hanno fame di immagine, farsi notare di più e meglio rispetto al competitor. La tanto abusata “guerrilla advertising” è un segno dei “nostri tempi”. Un mattino vedo una bici arancione fluorescente mentre cammino per strada, il mattino dopo un’altra all’uscita della subway ma in un altra zona. Allora penso “cavolo quanto pedala questo”, poi alla terza ,da un altra parte di Manhattan, mi avvicino deciso e leggo sulla canna in nero “DKNY”! Questa è grande, pensate ai costi e ai benefici! Quali sono le tendenze, che aria si respira a NY, parlando di grafica? Quando ero in Italia la grafica e le tendenze percepite dai libri e da qualche viaggio in Europa erano forse più nitide. Qui è veramente un frullatore. Cammini e i manifesti rapper hanno un linguaggio, a fianco il locale Techno ne ha un altro, parallelamente la grafica del PS1 distaccamento del Moma va verso altre direzioni. Idem lo stile della grafica per i ristoranti. Anche le gallerie di Chelsea riflettono questo mix, dal minimale, al ritorno dell’iperrealismo, al 3D di figure nate dall’illustrazioni e trattate come statue. Se questo sogno è diventato realtà, quali sono i progetti per il futuro? Come designer quello di cercare di tradurre quest’energia “di strada” in design, in generale di produrre il figlio di questa energia e contaminazione condito con ironia e autoironia più anglosassone che italiana che ho sempre amato fin dalle prime “Notti dei Pubblivori”. La bandiera nera del nostro invito può essere un esempio: grafica, lavoro sui materiali, autoironia e capacità di prendersi in giro (poco Italiano). Sappiamo di avere i numeri e prima o poi verremo riconosciuti. La realtà del design USA non è così irraggiungibile come si può credere. Ho incontrato alcuni dei più bravi e noti ma ho visto anche tanta mediocrità venduta a caro prezzo. Tutti i nostri progetti a oggi realizzati sono stati ampiamente apprezzati. Quindi avanti con il nostro design, arrotolandosi le maniche all’italiana, con ironia Brit, che non guasta mai, e un po’ di vendita fumo all’americana.